Gli antichi pilastri del Comunicatore

14 09 2009

berlusconi10 Si sa…Berlusconi è un comunicatore. Almeno questo è il ritornello che ci è entrato in testa durante tutti questi anni. Accettato anche dal centro-sinistra per giustificare la pessima strategia di comunicazione assunta di volta in volta. Si è detto tutto e il contrario di tutto sul personaggio: mediatico, comunicatore, istrione, amatore…. Ce n’è per tutti i gusti. La situazione reale e oggettiva è davanti agli occhi. Egli controlla la comunicazione e soprattutto le televisioni, scatole magiche che sembra siano il massimo referente per le scelte politiche degli italiani [manca rif.]. Come corollario ha impreziosito il suo parterre con qualche giornale e radio. Detto questo gli è facile applicare una strategia di comunicazione a tappeto in suo favore. Gridando al complotto ogniqualvolta una voce fuori dal coro gli contesta qualcosa.

La gente gli riconosce il merito di aver inventato un modo di fare politica, di comunicare. Io credo che non abbia inventato nulla. Ha solo ricucinato e riaggiornato in versione TV e con l’aggiunta dei quattro pilastri CCFT (memoria di Avanzi). Riporto qui di seguito un prontuario (datato) di tecniche da utilizzare per una efficace propaganda politica. Indovinate chi è l’autore.

  1. Principio di semplificazione e del nemico unico. Adottare una unica idea, un unico Simbolo. Individualizzare l’avversario in un unico nemico.
  2. Principio del metodo di contagio. Riunire diversi avversari in una sola categoria o individuo. Gli avversari si devono costituire come un insieme individualizzato.
  3. Principio di trasposizione. Scaricare sull’avversario i propri errori o difetti, rispondendo all’attacco con l’attacco. “Se non puoi negare le cattive notizie, inventane altre che distraggano”.
  4. Principio di esagerazione e trasfigurazione. Convertire qualunque aneddoto, per quanto piccolo in minaccia grave.
  5. Principio di volgarizzazione. “Ogni propaganda deve essere popolare, adattandone il livello al meno intelligente degli individui a cui si dirige. Quanto maggiore la massa da convincere, minore deve essere lo sforzo mentale da realizzare. La capacità recettiva della massa è limitata e la sua comprensione scarsa; inoltre ha una grande facilità a dimenticare”.
  6. Principio di coordinazione. “La propaganda si deve limitare a un numero ristretto di idee e ripeterle instancabilmente, presentandole ancora e ancora da differenti prospettive che però sempre convergono allo stesso concetto. Senza cedimenti ne dubbi”. Da qui viene la famosa frase: “Se una menzogna si ripete a sufficienza, finisce per convertirsi in una verità”.
  7. Principio di rinnovamento. Bisogna generare costantemente informazioni e argomenti nuovi a un ritmo tale per cui quando l’avversario risponde, il pubblico già si sta interessando ad altro. Le risposte dell’avversario non devono mai essere in grado di fermare il crescente livello di accuse.
  8. Principio di verosimiglianza. Costruire argomenti a partire da fonti differenti, attraverso i cosiddetti globi sonda o da informazioni frammentarie.
  9. Principio di silenziazione. Far tacere sulle questioni sulle quali non si hanno argomenti e dissimulare le notizie che favoriscono l’avversario, anche facendo controprogrammazione con l’aiuto di mezzi di comunicazioni affini.
  10. Principio di trasfusione. Come regola generale, la propaganda opera sempre a partire da un substrato preesistente, sia esso la mitologia nazionale o un insieme di odii o pregiudizi tradizionali. Si tratta di diffondere argomenti che possano radicarsi in atteggiamenti primitivi.
  11. Principio di unanimità. Arrivare a convincere molte persone che si pensa “come tutti”, creando l’impressione di unanimità

E l’autore è…. (Clicca sul link sotto)

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Ottawa here I am

31 03 2009

ca-on-ot Finalmente arrivato! Dopo un totale di undici ore di volo e venti ore di veglia ho toccato terra in   Canada. Veramente soddisfatto del servizio di Air Canada che serve buoni pasti e ha una televisione touchscreen dove puoi sceglierti il film da vedere (ne ho visti due) con titoli di tutti i generi. All’arrivo mi attende un aeroporto più piccolo di Orio al Serio…e lo chiamano international. Prendo un taxi guidato da un kuwaitiano. Mi chiedo: ma che cavolo ci fa uno del Kuwait dove fa di media 40 gradi all’ombra in questo congelatore. Poi inizia a parlarmi ed è molto simpatico. Parliamo di calcio di cui mi dice che i canadesi non capiscono nulla e che per selezionare i giocatori della nazionale mettono gli annunci sul giornale. Stanco della traversata oceanica arrivo nella casa che mi accoglierà per questo mese. La proprietaria di casa, la stessa che mi ha fatto firmare un contratto d’affitto in cui specifica che devo lavare i piatti e pulire casa, mi accoglie ed è gentile. Mi mostra la casa che è tenuta pulita e a lucido -ora capisco il perchè delle clausole- e mi spiega un po’ come funziona e i luoghi strategici del quartiere: supermercato, ristoranti che meritano, ecc. Non ero mai stato in Canada prima, ero però stato negli Stati Uniti. Ad una prima impressione la differenza che percepisco è enorme. A parte le macchine enormi tipo pickup e affini le dimensioni qui mi sembrano molto più ridotte e più umane. Forse l’influenza europea qui si sente di più. Nei prossimi giorni scoprirò questa città e ne scriverò.

P.S.: In mancanza di altre immagini “live” ho messo quella della bandiera di Ottawa





Quel tocco all’inglese

1 01 2009

magritte_lagrandeguerre L’Italia si sa, è sempre stata affetta da “esterofilia”. A ondate, tutto ciò che veniva dalla nazione in voga (Francia, Russia, America,…) ha cambiato intere generazioni, stravolto la lingua (che non si è più ripresa) e cambiato il costume. Oggigiorno, va la cultura americana tanto che per dotare le nuove generazioni degli strumenti base per vivere si è pensato alle tre I (Internet, Inglese, Impresa) come cardine della scuola. Se poi gli alunni a malapena sanno parlare italiano o non concepiscono di scrivere un “che” senza usare la K questo non importa. In questo si riflette il cambiamento della società sedotta dall’uso dell’inglese a ogni pié sospinto…perché “fa figo”. Il potere della lingua straniera arriva alla magia di convertire i concetti. Apprendiamo infatti che ciò di cui un tempo ci si vergognava e che si faceva di nascosto, cioè il riciclaggio dei regali, oggi diventa qualcosa alla moda perché si chiama re-gifting, ha diversi siti internet e ci si possono fare affari (le tre I che ritornano). E allora tutti possiamo vantarcene. Potenza delle parole. Penso allora che se questa è la formula per sdoganare qualunque cosa è da sfruttare.

Facciamo degli esempi. Se temete che i genitori della vostra ragazza dell’alta società non sarebbero felici di apprendere che gestite un giro di prostituzione…ebbene potete dirgli che siete dei whore-manager, aprite un sito internet e costituite un’associazione ed il gioco è fatto: vi si apriranno le porte dei salotti bene.

Per salvarvi da situazioni imbrazzanti ancora il tocco all’inglese ci può aiutare. Supponiamo siate nella festa più in del momento e in uno di quei rarissimi momenti di silenzio generale carichi di aspettative per una gaffe, il vostro sfintere cede e si ode un peto. Con disinvoltura potete sottolineare come il Feng-Shui e il Tai-Chi siano passati di moda e ora le persone veramente cool si dedichino al Farting*, aggiungendo che fate parte di un’associazione che fa corsi e insegna come la liberazione interiore passi dall’esalazione di gas per i diversi orifizi**.

Insomma basta usare la fantasia, documentarsi con un vocabolario inglese e via senza limiti per le strade del mondo… ehm scusate…on the road.

* To Fart in inglese (volgare) significa scoreggiare

** In questo non ci sarebbe nulla da inventare…(cfr Taoismo)





Is it Fair?

31 12 2008

“Is it fair?”. Questa è la domanda che è stata rivolta all’ex presidente di Lehman Brothers durante l’udienza di fronte alla commissione federale che sta investigando sul crack finanziario negli Stati Uniti. Questa domanda è scaturita spontanea al presidente della commissione all’apprendere che l’ex presidente di Lehman ha guadagnato negli ultimi 3 anni qualcosa come 500 milioni di dollari (cinquecento!!!…milioni!!!!!!…non è un errore).

Questo aneddoto da una cifra dei personaggi che popolano lo scintillante mondo dell’alta finanza. Gran parte del dibattito ora si sta concentrando sulla questione del ruolo dello stato nel mondo del capitalismo e le basi stesse da cui parte la sua azione. La reazione di tutti i paesi di fronte ai crolli dei giganti finanziari è stata di iniettare soldi a pioggia garantendo i risparmi dei correntisti. Di fatto i mercati non sono stati entusiasti di questo modo di agire visto che le borse hanno continuato a scendere in picchiata. Questo fatto si deve al timore di “nazionalizzazioni” delle entità finanziarie. Tutto questo scenario mi fa sorgere alcune considerazioni, magari un po’ slegate tra loro, ma che sento di esprimere.

1) Perchè si permette che quattro persone chiuse in una stanza senza produrre valore aggiunto scambino miliardi di dollari a livello mondiale e guadagnino su un meccanismo di speculazione che non è ancorato alla realtà? Mi spiego: se sono un negoziante e vendo più prodotti guadagno di più. Se ho una fabbrica e produco di più, divento più ricco. Fin qui tutto bene. Perchè io dovrei arricchirmi solo perchè dico agli altri (che mi credono) che posso fare più soldi senza alcun riscontro reale. In maniera semplificata è così che funziona l’alta finanza. Quindi il tutto è basato su un’illusione di guadagno che perde di senso soprattutto se si considera che le transazioni borsistiche vengono effettuate in pochi decimi di secondo fissando a priori in automatico i margini di guadagno.

2) Perchè tutti questi geni della finanza che si inventano prodotti trash come i mutui subprime e altri trucchi da venditore di scope (vedi Madoff e il punto 3) vengono prima osannati come dei guru e qualunque stupidaggine dicano si prende per oro colato? Ma soprattutto perchè la maggior parte di questi se n’è uscita con le tasche piene dopo aver mandato a picco un sistema mondiale?
Teniamo conto che alcuni di queste persone sono tra quelli che hanno creduto/teorizzato il paradigma della new economy secondo cui il mercato tecnologico avrebbe avuto una crescita esponenziale senza limite nei secoli dei secoli in opposizione ai cicli di oscillazione tipici della vecchia economia. Sono convinto che se lo dicessi a uno in mezzo preso per la strada senza dire che lo sostiene uno di Wall Street otterrei la stessa risposta che il centralinista dell’ACI rivolge al pignolo Furio in Bianco Rosso e Verdone.

3) Il mio particolare plauso va a Madoff che è veramente un genio. Non della finanza, bensì del marketing. E’ riuscito a truffare i soloni della finanza mondiale, tra cui le banche, con una sistema che risale alla notte dei tempi e che recentemente ha preso il nome di multilevel marketing (o italianamente catena di S. Antonio). Ora se incontri uno per strada che ti dice: “Se mi dai soldi che ti do il 20%-30% di interesse”; per buon senso gli rideremmo in faccia e lo manderemmo a quel paese. Ma siccome lo dice uno che ha il culo su una sedia di pelle umana a Wall Street, tutti come pecore a seguirlo. C’è da chiedersi quali dati analizzino gli analisti, e quali controlli effettuino le società di controllo. Si merita comunque un 10 e lode per aver fregato i guru della finanza con “la truffa degli aspirapolveri”.

4) Guardando l’andamento del petrolio negli ultimi cinque mesi mi pongo una domanda: perché in soli cinque mesi il petrolio è passato da oltre 150$ a meno di 40$ al barile, dato che la produzione non è variata significativamente? Questa volta non mi bevo la storia della domanda e offerta che ci propinano gli stessi “analisti” che si sono lasciati passare sotto il naso il tracollo del sistema di credito. Mi sbaglierò, ma punterei a considerare la speculazione come una causa probabile. Sì perché nella mia personale hit parade dei filibustieri stile Madoff dovrebbe entrare chi si è inventato il meccanismo dei future che funziona un po’ come scommettere alla SNAI. Se io investo in un future, guadagno se il prezzo del petrolio ad esempio supera una quotazione (es. 150$) su cui “scommetto”. Ora le società che fanno le analisi di tendenza di mercato sono strettamente legate a quelle che emettono i future. E’ facile immaginare come possano influenzare un mercato che è basato sulla suggestione e sulle promesse di guadagno più che sulla ricchezza reale. Ora che hanno perso credibilità in parole povere non se li fila più nessuno. Per cui il petrolio scende perchè non è più gonfiato.

5) Sono convinto che tutta questa situazione si è provocata grazie all’arretramento, se non asservimento, della politica rispetto all’economia. Lo stato che non si deve “impicciare” dell’economia quando va bene ora deve raccogliere i cocci se non vuole mandare nazioni sul lastrico e a volte non può fare nulla (vedi la bancarotta dell’Islanda). Un giornalista sintetizzava questo concetto come: “Privatizzare i guadagni, socializzare le perdite”.
La deregolamentazione sfrenata non può funzionare. Bisogna trovare un equilibrio costringendo le entità finanziarie ad ancorarsi di più al mondo reale. E’ caduta la foglia di fico dell’ideale capitalistico di Smith e Ricardo in cui il capitalista era un nobiluomo il cui benessere si ripercuoteva sulla società con cui egli condivideva volentieri il proprio benessere. E’ l’ora delle regole chiare e concrete che distribuiscano i guadagni e limitino le speculazioni e gli stipendi dei manager.

Spero che la soluzione di questa crisi venga affrontata con un vero accordo globaletra nazioni che tuteli quelli che in borsa non hanno guadagnato ma che solo hanno sofferto le conseguenze delle catastrofi generate da dei delinquenti in abiti di lusso.





Il sole!!

2 08 2008

Ci voleva proprio una bella giornata di sole!!!! In questa vacanza il sole si è sempre alternato a pioggia, con un clima che per l’alternanza pare tropicale. Oggi sole pieno e senza dubbi o incertezze di temporali. Peccato che domani debba rientrare in Spagna… Comunque questa vacanza in montagna ci voleva proprio per rilassarmi e ritrovare un ritmo umano. Mi porterò via questo paesaggio per riprendere fiato da lunedì.

So che la foto della webcam è solo “indicativa”, perchè la definizione non è eccezionale. Quando avrò imparato a fare tutti i maneggi possibili tra telefonino e computer allora le foto dei post diventeranno stile Bresson.





Mondo senza fine

22 07 2008

Dopo qualche anno di assenza dalla scena editoriale ritorna con il suo ultimo lavoro Ken Follet. Il libro è incorniciato nel contesto geografico del suo precedente capolavoro “I pilastri della terra”.  Stessa cattedrale, stesso villaggio, stesso amore per l’archittettura, ma tempo differente. Trecento anni dopo gli avvenimenti de “i pilastri” il lettore viene immerso nuovamente in un mondo dominato dalle gerearchie feudali e dal clero. Le vicende seguono il percorso e la crescita di alcuni giovani ragazzi che incontrano sorti differenti nello svolgimento della trama e le cui storie si intrecciano a più riprese. Gli elementi in gioco sono gli stessi che hanno decretato il successo del precedente libro: potere, trame, sesso, corruzione, poveri contro ricchi, giustizia contro ingiustiza con tanto di happy end. La sensazione che ho avuto leggendo il libro è che sia stato modellato sull’antecedente e il sapore di libro un po’ troppo “costruito” mi ha pervaso sino alla fine della lettura. Inoltre, mi è sembrato che l’autore si sia fatto prendere la mano nell’introdurre temi molto contemporanei, come l’emancipazione della donna e la laicità dell’amministrazione pubblica, in termini che francamente mi sembrano improbabili per la collocazione storica. Ciononostante, lo stile avvincente e il ritmo incalzante della narrazione rendono le quasi 1400 pagine una impresa affrontabile e quasi leggera: il fascino della narrazione di Ken Follet non perde lo smalto e rimane il punto di forza di questo libro.

NOTA: Nel leggere il libro con descrizioni architettoniche così accurate nella precisione dei termini, mi sono immaginato la fatica di coloro che hanno dovuto tradurre il libro e che, non solo per questo, ma per l’intera opera mi sembra abbiano fatto un lavoro egregio.





Start!

26 05 2008

Il primo post. Beh doveva succedere… dopo mesi di altalenante desiderio di aprire un blog, l’ho fatto. E questo primo post lo dedico a spiegare il nome del blog. Ho scelto il nome djbcn perchè in un supremo atto creativo ho messo insieme dj, le mie iniziali e bcn acronimo di Barcellona-città dove vivo-e nella fattispecie codice internazionale del suo aereoporto. Quest’ultimo particolare sta a sottolineare ciò che per me rappresenta il simbolo della modernità. Le distanze ridotte dagli aerei, gente che si può incontrare con più facilità in un mondo sempre più piccolo e in cui la tecnologia impera. Da qui si giunge al sottotitolo del blog “contro il logorio della vita moderna“. La stragrande maggioranza di persone oggi si sente logorata dai ritmi di vita, ritmi che qualche anno fa sembravano impensabili. Ma questo-credo-si ripete ciclicamente. Infatti già negli anni sessanta Ernesto Calindri suggeriva dal suo tavolino in mezzo al traffico di sorbire copiosamente il liquore che tutto faceva digerire per scampare ai travolgenti cambiamenti dovuti al progresso. Lungi da me l’interpretare questa parte. Il richiamo di alcolica memoria serve per introdurre semplicemente le mie riflessioni da quel tavolino in mezzo al caos o ordine ipertestuale della vita moderna (detto così sembra anche qualcosa di serio…). Ergo in questo blog mi piacerebbe mettere esperienze, riflessioni e tutto ciò che mi colpisce e mi stimola a scrivere. Bene incomincia l’avventura: Let’s start!