Il Nobel per la pace a Internet?

16 01 2010

Sul sito del Giornale si può trovare una interessante intervista a Nicholas Negroponte. Costui è stato scelto come ambasciatore e rappresentante fisico per andare a ritirare il Nobel per la pace in caso di successo della candidatura di Internet. Per chi non lo conoscesse, Negroponte è uno dei padri e sostenitori storici di Internet e dal suo sito privilegiato all’MIT ha visto nascere e crescere alcune delle tecnologie più significative del secolo scorso e di questo. Premesso che ho le mie riserve sul personaggio che quindici anni fa preannunciava che nel 2005 avremmo viaggiato su macchine volanti e cose simili stile Star Trek, le sue riflessioni nella suddetta intervistacontengono spunti degni di nota e di cui riporto quelli che più mi hanno colpito.

Negroponte inizia citando Chris Anderson, direttore di Wired Usa, quando dice che «Non c’è partita fra un account su Twitter e un fucile AK-47, ma a lungo termine la tastiera è più potente della spada».

Interessante la sua visione del cinese come lingua più parlata al mondo come secondaria rispetto all’inglese perchè quest’ultima è la lingua della comunicazione globale mentre la prima è la lingua di un recinto, grande ma pur sempre un recinto.

Riflette anche sulla figura del giornalista con uno spunto che condivido appieno. Nei tempi attuali del web 2.0 -sostiene- dove qualunque persona con un blog, Twitter, siti web ecc. può scrivere di qualunque cosa il gironalista diventa fondamentale per discriminare la qualità dell’informazione. Questo punto -aggiungo- è fondamentale per non restare vittime dell’informazione. Infatti, un eccesso di informazione o una informazione contraddittoria non danno alcuna “informazione” ossia non ci apportano alcun dato né opinione nuova.  Per comprendere il concetto con un esempio basta pensare alla comunicazione politica in Italia, dove non solo tra parti avverse, ma anche all’interno di stessi ragruppamenti si dice tutto e il contrario evitando così significativi spostamenti di voto tranne quelli degli indecisi che tipicamente sono quelli che non seguono le vicende politiche se non sotto elezioni e che quindi rientrano in una dinamica differente (seguirà un post su questo…). Sto divagando…ah si dicevamo il giornalista… ecco  il suo peso specifico nella rete delle reti è direttamente proporzionale alla sua credibilità, sostiene a ragione Negroponte e sarà sempre più fondamentale per valutare le qualità/bontà delle notizie. Ecco, leggendo questo punto dell’intervista, ironicamente sul sito de il Giornale, mi sono venuti alla mente dei titoli, delle immagini e delle accuse e calunnie che mi hanno fatto sorridere e pensando che se davvero è come dice Negroponte il 90% dei giornalisti si troverà a spasso a breve.

La chiusura dell’intervista, risposta a un dubbio legittimo, è mitica e testimonia la concretezza americana di Negroponte che preferisce dare gloria e onore su successi concreti. Eccola testualmente:

D – Ma che ha fatto Internet per la pace?
R – «E Obama?»


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